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“HIROSAKI” DI VAILATI

“HIROSAKI” DI VAILATI

Hirosaki (Lietocolle) di Alessio Vailati. Il nostro presente è un CRASH (viene immediato pensare al meraviglioso film di Cronenberg e all’ancor più meraviglioso libro di Ballard, da cui il film è tratto) senza nessuna ricerca oppure uno STREAM OF CONSCIOUSNESS (flusso di coscienza) in totale assenza di pensiero o – appunto – coscienza. Una deriva esistenziale e culturale, bel oltre il luogo comune del punto di non ritorno. E perfino Kafka, oggi, resterebbe se non inorridito almeno perplesso. Proprio lui, che in un pensiero famoso ha sostenuto: da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si vede arrivare. Oggi, il punto migliore dal quale iniziare sarebbe: dichiararsi analfabeti, tornare sui banchi della prima elementare. Ricominciare da una base o da un fantasma, che per fantasma si intende qui un rispetto verso qualcosa dal quale proveniamo. Parliamo, ancora una volta di poesia, ed ecco il fantasma, come tramite assoluto tra mondi, che è la migliore delle metafore per HIROSAKI. Versi che, alla fine, sempre di porta si tratta, come è compito della poesia esserlo. Alessio Vailati, torna con una plaquette minima un anno dopo aver dato alle stampe Orfeo ed Euridice e di fantasmi si parla già nel titolo HIROSAKI (interessante composing da Hiroshima e Nagasaki) e nella tragedia che viene ricordata (rimessa in scena, ancora una volta e mai abbastanza), a memoria di un dramma umano che, nonostante tutto, sembra ripetersi sotto altre forme non meno atroci. Leggendo le poesie, poche, undici in tutto, scorrono nella mente immagini in bianco e nero, di miseria – fatica – sopravvivenza – speranza, una sorta di caleidoscopio neorealista esistenziale acuto quasi incredibile (viene gelida la domanda: ma è accaduto davvero?) eppure Little Boy quasi ogni giorno ci esplode ancora accanto, senza scalfire la nostra comune indifferenza, il nostro così essere attaccati a ritmi cannibali e sempre meno umani nei confronti del dolore e del disastro che mettiamo in piedi. E così, seppur protagonista la Seconda Guerra Mondiale diventa discorso indiretto per raccontare l’uomo, il corpo fragile che muove, passo dopo passo, dentro quello che resta del mondo. I testi di Vailati sono accompagnati con un grazioso equilibrio dalle immagini del fotografo Paolo Luxardo. Luxardo, che si occupa di spazio geometrico, anche lui prezioso osservatore, apre porte con il suo linguaggio forte di una struttura che inquadra porzioni di realtà, dei pezzi di realtà, che fissa, a volte permettendo all’immagine la libertà di fughe infinite, proseguendo e rispettando il discorso poetico di Vailati. HIROSAKI è uno di quei rari casi dove testo e immagine sono poesia, che si sorregge altruisticamente, “tirando dritto” attraverso la memoria. Panorami dagli angoli acuti e parole scelte con attenzione, compongono un insieme sospeso. È oggi, ma anche ieri e non si esclude uno spazio anche per il domani di tutti. C’è tanto materiale di riflessione, nonostante la brevità del libro: spazi vuoti – fantasmi – scenari che non si vorrebbe avere, perché generati da una furia umana che diventa disastro anche per i posteri, ma mai come oggi si avverte il bisogno di memoria e riflessione, di prendere nuovamente atto delle brutture del passato e di impegnarsi affinché non si ripetano. Degno di nota anche l’editore, LietoColle, che conferma la direzione alla quale ci ha abituati da tempo, fatta di qualità e sperimentazione e quello che ci resta in mano questa volta è: un poeta da leggere e un fotografo da scoprire, in tutto il loro percorso di ricerca.

Carlo Di Francescantonio

Letteratitudine

 

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