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SCONNESSIONI DI NANNI BALESTRINI

SCONNESSIONI DI NANNI BALESTRINI

Leggere le Sconnessioni poetiche di Nanni Balestrini è come ammirare la Composizione in bianco e nero del 1926 di Piet Mondrian (New York, Museum of Modern Art, Eredità Katherine S. Dreier). Per questo capolavoro di uno dei massimi protagonisti del Neoplasticismo Meyer Shapiro scrisse: «quello che a prima vista sembra un quadrato inscritto in un rombo, banale motivo decorativo e dilettantesco, risulta, ad un esame più attento, un disegno complesso dotato di un’asimmetria calibrata da linee diseguali. I contorni del quadrato risultano parzialmente coperti, prolungandosi così in un campo ideale oltre i limiti della tela a forma di losanga.» (L’arte moderna, Einaudi 1986). I versi di questo libro di Nanni Balestrini sono raccolti in «Gruppi di (s)connessione» (cfr. Pietra scissa di Domenico Cara); anch’essi paiono fuoriuscire dallo spazio loro riservato dal supporto cartaceo, come le linee nere tracciate da Mondrian vanno oltre la tela che le accoglie: «l’abbattimento delle | con tutta la roba dentro | lettura attiva | cosa ci metti di tuo | frantumato fragore | fra non molto saremo | poi è sparito»; «questa volta si apre | sembra fatto di | ma quante volte crediamo | di roba molle | ma poi ci insensibili | voltiamo per non vedere». Gli anacoluti e i segmenti (interpretabili pure come) apparentemente dimenticati e volutamente nascosti stimolano l’immaginazione del lettore, che con le parole può giocare a completare gli spazi vuoti in modo analogo a come, con la griglia suggerita da Mondrian, può visualizzare nella sua mente altri quadrati in un reticolato (di possibilità) infinito. Quei versi non conclusi rendono partecipe il lettore, azzerano in parte il linguaggio, ne denunciano l’abuso, la convenzione, lo svuotamento di senso, la perdita di creatività nella lingua sia parlata che scritta, un impoverimento generalizzato fuori e dentro i meandri della cultura: «adesso arriva | facciamo come se | rosse sporgono dal | l’acqua e brilla come | laggiù qualcosa brulicano». La struttura aperta dei versi sconnessi arricchisce il significato rendendolo plasmabile. Vi è, però, una zoppia di questi segmenti staccati e giustapposti (la frammentazione del Gruppo 63 continua a produrre i suoi risultati). Impressioni diverse si possono trarre dalla stimolante lettura, quasi fosse stata architettata una simulazione di “cadaveri squisiti”; a volte, invece, pare alcune parole siano slittate per sbaglio in un’altra riga. Viene voglia di maneggiare quei segmenti versicolari come fossero mattoncini Lego, per scomporre e ricomporre l’insieme, secondo possibili equilibri alternativi. Il volume è curato da Gualberto Alvino (con l’Introduzione “Funambolismo e autenticità”) e include: “Sconnessioni” (2008), “Frammento di Arianna – per quattro voci” (2005), “Tre nuovi cori di Elettra” (2002-2008), “Non capiterà mai più” (1972). L’inchiostro in copertina, intitolato Sconnettere, è opera del poeta, come pure i collage su carta della serie “Non capiterà mai più”, riprodotti in questo tomo per gentile concessione di Museion – il “Museo d’arte moderna e contemporanea” di Bolzano. A riprova che non si tratta mai di sperimentazioni sterili, fini a se stesse, va rammentato che la presenza dell’elemento umano rimane sempre imprescindibile. Ciò è evidente soprattutto in “Non capiterà mai più”, ove l’attualità irrompe in molti versi: «quando arriva | il giudice non ha dubbi | vittima di turno | ucciso da un | album di famiglia | indiziati | i sette che la violentarono | finito l’incubo | li risparmia | senza prezzo | ogni limite di insubordinazione | a tutti i costi | gli spara in faccia» (ne “L’urlo il furore”); «reduci con la rabbia nel cuore | l’hanno trovata | al posto giusto | al punto di partenza | cade uccisa la sesta vittima | impazzito cade dalla finestra | delitto per amore | miracolo in giallo» (da “La voce degli esuli”); «solo per un po’ di tempo | violenti scontri | carica di dinamite | esplosione | donne | si mordono le unghie | violento parlare | come cresce bene | le manca sempre un | vietato parlare» (in “A sangue freddo”); «forse | contro la criminalità | chi ha armato | non lascia tracce | bandito mascherato | folle spara dal palco | due sconosciuti tentano di violentarla | bussa e spara al petto | strangola e poi massacra | sette rivoltellate | una giovane strangolata» (da “Ultimatum”)… La violenza che stravolge la quotidianità è una sequenza di immagini sparate come slogan. Si sente, trattenuto, scorrere il sangue, la vita che fugge, nella pulizia di fondo di questi versi, nel loro sapiente controllo. Nel succitato capolavoro di Mondrian non si può notare l’imprecisione del segno lasciato dalla mano. Con talune affinità, si può avere l’impressione che questi segmenti versicolari di Balestrini siano stati prodotti da una macchina che si è ingoiata a intermittenza le righe. La mente del lettore, accarezzando il nitore delle parole ancora visibili, può sentire lo strappo silenzioso di parti invisibili di fogli di carta, lo strisciare di parti mancanti.

Claudia Manuela Turco

Literary.it

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