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LA RICERCA NELLA POESIA DI JACOBELLIS

 

LA RICERCA NELLA POESIA DI JACOBELLIS

La ricerca poetica che Gianfranco Jacobellis compie in questo suo nuovo libro di versi, I vuoti del mosaico (Biblioteca dei Leoni), consiste in un lungo interrogarsi sul valore della vita, nell’ardua ricerca di un senso che gli sfugge. Significativa è a tale proposito, La porta, che ha questo incipit: “All’inizio c’è il futuro / come una grande casa / con tante strade / fino alle sue porte chiuse // il dilemma è la scelta”. La differenza tra la gioventù e l’età adulta sta appunto nell’ampia prospettiva del futuro che accompagna la prima, mentre nella seconda tale prospettiva a poco a poco declina, sino a dileguare. E ciò che maggiormente è problematico nel corso della vita umana è il dover affrontare di volta in volta delle scelte che condizionano poi tutto l’avvenire. Questa assidua introspezione (che è poi un dialogo serrato con la vita) accompagna l’intero libro, nel quale si trovano delle continue osservazioni sull’avventura dell’uomo sul mondo, come quella de Il nuovo candore, dove è detto: “… si vive controvento / … / nello stanco colloquio con se stessi” o quelle de La lontananza: “Non c’è un posto preciso / dove fermarsi // per legare la vita / agli antichi anelli / nel muro dei tempi”; una poesia, questa, nella quale la ricerca di un ubi consistam appare quanto mai assillante e tesa, nella sua inquietudine. E a proposito della ricerca di un senso da dare alla vicenda del vivere e del morire appare quanto mai significativa una poesia come La vera morte, dove è detto: “… continua a vivere / chi alle sue parole / ha donato radici // comincia a morire / chi da vivo / cancella il mondo / e le altre memorie”. Talvolta è un auspicio che muove il poeta a cantare: “Il vento / gonfi le vele / e disperda le reti traditrici / sia annuncio dei ritorni” (La chiesa sommersa); talaltra è la percezione del valore del proprio vissuto che fa nascere in lui la poesia: “Se ti senti vivere / sei nel presente / ma è nella memoria / la tua vera storia” (Il dubbio indispensabile) o magari è la stupenda bellezza della natura ad attrarlo: “La nuvola s’incendia / sull’orizzonte più lontano / nell’ultimo fuoco del sole” (L’altra sponda). C’è poi in lui lo stupore causato dal ritrovarsi in un luogo ignoto e senza tempo: “In una notte / il luogo è / al margine dell’eco” (L’iperbole di un attimo) e c’è l’incombere del destino che ci determina: “Se il destino ad occhi aperti / è un cerchio che si chiude // diventa la prigione virtuale / o il rifugio all’interno del tempo… “(L’unica incertezza).Una poesia essenziale quella di Gianfranco Jacobellis, fatta di pochi versi, ma intensi e dal carattere epigrammatico, che sono il frutto di assidue meditazioni: “Impariamo a mutare / il cuore ha altre incertezze / l’anima i suoi rifugi / il futuro ampi silenzi” (Nel bosco dei laghi). Ne risulta un colloquio ininterrotto con la propria anima o con un ipotetico interlocutore al quale il poeta si confessa, cercando di scoprire le ragioni del proprio vivere qui ed ora, sul mondo, nel tentativo di trovare “l’alternativa all’eternità”, come è detto nell’ultima poesia del libro, L’alternativa, appunto. Un libro di piacevole lettura e ricco di molto pensiero questo nuovo di Jacobellis, frutto di un’ assidua e profonda introspezione. Elegante la veste editoriale, che reca in copertina un “Micromosaico romano dell’inizio del secolo XIX, proveniente da una collezione privata.

Liliana Porro Andriuoli

Literary.it

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