0

LA CREAZIONE SECONDO BETOCCHI

LA CREAZIONE SECONDO BETOCCHI

Carlo Betocchi non guarda dentro di sé, come ha fatto sempre Umberto Saba; Betocchi si conosce soltanto conoscendo il mondo esterno, che si ricrea e rinasce costantemente davanti ai suoi occhi perché il suo Dio è quello di una immanente e permanente creazione. Questo Dio è, per ricorrere a una metafora, il Dio di Teilhard de Chardin: e dico metafora solo perché non credo che Teilhard de Chardin abbia influito primariamente sulla sensibilità di Betocchi, ma è certo che al fondo di tutta la sua intuizione poetica c’è questo modo di sentire Dio come universo nascente. Anche per Betocchi la creazione non è finita: anzi egli si è fissato al momento della creazione. Con la sua poesia siamo sempre all’alba della genesi, e il momento storico dell’avvento del Cristo è oscuramente rimandato. Per questo la poesia di Betocchi non è, soprattutto nel suo primo tempo, poesia del dolore, ma dell’allegrezza, il che non significa affatto della felicità.

Luigi Baldacci

CentroCarloBetocchi

15

Scrivi un commento