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IL CENTAURO DELLA TURCO

IL CENTAURO DI CLAUDIA MANUELA TURCO

Una voce poetica potente che non ha paura di riaprire ferite dell’anima, perché sa farsi forte delle proprie cicatrici. Claudia Manuela Turco (Brina Maurer), Il Centauro malato (Robin Edizioni) ci propone liriche dal 1998 al 2010. Non mancano veri e propri poemetti post-moderni, in cui la parola si illumina di volta in volta di luce fredda o di riflessi sanguigni (il rosso è un colore adatto), la poesia si fa bisturi per dividere da noi le illusioni, gli abbagli, e donarci una verità affilata che non rende liberi ma consapevoli. Non mancano immagini visionarie e metafisiche: “Suoni metallici / volteggiano / lungo le stecche / di ombrelli / dall’argenteo puntale / di mecca dorato, / ombrelli accolti / da invitanti vortici / ambrati di viole e rose” (tratta dall’“omaggio al pittore torinese Gianni Sesia della Merla”). Le citazioni di altri poeti e artisti non mancano, a delineare un percorso sinergico, che attraversa la poetica degli ultimi decenni. Fra tante sfaccettature è interessante cogliere ciò che l’autrice dice della poesia in sé: “Slaccio la metrica / come un fastidioso busto, / che crea facili illusioni / di nitide e abbondanti forme. / Nulla è nitido, stabile. // E nell’incertezza / m’incruno nell’ago poetico, / per ricucire i lembi dell’eterna ferita, / cuocendo spiedini di stelle, / carni infilzate nell’arcano”. In questi versi c’è tutta la filosofia dell’autrice che si manifesta in ogni componimento. E poi però sa scrivere anche: “La poesia accende scintille / in sogni perduti, / riporta sul prato / un fanciullo cresciuto, / regala brividi lontani e amori vicini. / Gli occhi si bagnano di rugiada, / mentre le lacrime arginano il dolore”. Dunque la stessa forza che scoperchia le ferite regala istanti di plenitudine.

Federico Caldera

Poetrydream

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