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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PERICH

Giovanni Perich

PROVE DI MORTE

Ma questa è già la “non sopravvivenza”,
il post mortem virtuale:
quattro lustri e più dopo,
l’assalto al treno (“vuoto”, come aveva
aggiunto, ironizzando,
l’uomo magro ed itterico, civile)
alle otto di mattina alla stazione
di Firenze, e la nave da crociera
nella teca dell’atrio, prima della
diaspora per Scandicci, tra le solite
fitte al pensiero di Angela, qui,
tra queste lente curve e case e insegne,
mai venuta o ventura. E che sinistro
miracolo, sapendo
che sono, altri vent’anni, un miraggio,
che tutto sembri
così vicino, ancora sembri ieri.

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