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IL CLASSICISMO DI DE LIBERO 

IL CLASSICISMO DI DE LIBERO

“Alberi, o voi scroscianti di foglie  / come d’acqua verdi fontane, /  io dico la bella condizione / di voi in questa corte silvestre,  / ov’io m’aggiro ricco di pensieri.  / Alberi, e quanto fuoco vi spinge  / verso un celeste disegno / e quale pietà vi piega / verso il taciturno che implora / da voi, alberi, salute.” I dieci versi della poesia “Alberi” appartengono alla raccolta Banchetto. Libero De Libero è già poeta affermato, con varie opere alle spalle, e da un inizio alquanto ispirato alla poesia di Ungaretti e a quella di Valéry è passato, attraverso le sue visioni agresti e pacate, ispirate al ritmo delle stagioni, a una sorta di classicismo composto e affettuoso che ritrova nella campagna la propria storia affettiva. Nell’invocazione agli alberi, belli, mormoranti nel vento, ricchi di linfa salutare, nobili creature appartenenti a una corte regale, nella quale egli si aggira, non del tutto sereno, ma ricco di pensieri, il poeta riconosce in loro un fuoco che li spinge verso un disegno quasi divino – forse la ricerca di una felicità irraggiungibile – e una pietà che li volge verso di lui, silenziosamente desideroso di una salvezza (salute, parola trobadorica e dantesca) che ne possa comporre le inquietudini. Sebbene l’atmosfera sia diversa, il ricordo corre a “Davanti San Guido”, ove, affermava il Carducci, (i cipressi) “una gentil pietade avean di me”. La sorella Natura si piega sull’uomo per consolarlo.

Gigi Cavalli

Treccani

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