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LA SETE DI INFINITO DI MARIATERESA GIANI

LA SETE DI INFINITO DI MARIATERESA GIANI

Mariateresa Giani nei versi della silloge Questa forza di pace (Biblioteca dei Leoni) descrive l’intimo percorso che, «pur tra macerie e sbarramenti,  / crolli nei cunicoli, tenebra  / e silenzi», porta il suo «animo mutato,  / spogliato e affinato, morto  / al vecchio se stesso» (p. 12) verso un nuovo, luminoso approdo, dove il “cuore” può incontrare la “ragione”. Questo cammino spirituale della poetessa, ispirato dall’Amore «che tutto quanto esiste  / avvince e fonda» (p. 15), parte dal finito per cercare l’infinito ed anche se ha avuto luogo nella solitudine del proprio Io, sente il bisogno di condividere la propria esperienza con gli altri attraverso la parola scritta. In alcuni testi della silloge velatamente suggerisce a ogni uomo di intraprenderlo, perché tutti gli esseri umani sono «scintille del grande fuoco  / creativo del Big Bang, o dell’amore  / di Dio» (p. 42), in altri invece incita tutti ad aspirare alla vita eterna e a non affannarsi ad accumulare inutili e futili beni materiali. Mariateresa Giani sostiene che «Dio è il Tutto» e che il Nulla non esiste. E nella sua ricerca di una dimensione altra, ogni spazio temporale tende a sgretolarsi, per ritrovare anche ai nostri giorni, grazie a una nuova natività, la speranza che il Bene trionfi sul Male. Nell’ultima poesia della raccolta, infatti, scrive di un Gesù redentore rinato non più in una grotta, ma su un fatiscente, «precario barcone di migranti» (p. 59), tra gli ultimi, proprio per portare un rinnovato messaggio di fiducia e fede. Mariateresa Giani attraverso suggestive immagini naturali esterna emozioni, turbamenti, sofferenze; dipinge paesaggi, canta la bellezza e l’armonia del creato, riflessi dell’Amore divino, e canta con grande lirismo la “forza della pace”, come in  questi versi: «Inverno è questa forza di pace / irriducibile nella sua nudità, ora / che i cumuli di scomposte spoglie, / lo sfinimento di zolle con tagli / secchi come bocche storte /  e le foglie ai merli putrido strame, / soccombono all’erta solitudine / dei rami» (p. 8). Con un linguaggio ricercato, invece, comunica al lettore le sue profonde meditazioni sulla fede, sull’uomo, sul Bene, sul Male, sull’Amore – «via diretta / a conciliare nell’unità di un piano / di salvezza la realtà divina / e quella umana» (p. 51) – per trasmettergli, e forse condividere,  la sete di Infinito.

Nicoletta Corsalini

Literary.it

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