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LA POESIA DI GIANCARLO PONTIGGIA

LA POESIA DI GIANCARLO PONTIGGIA

È un libro arduo, severo, a tratti enigmatico questo Il moto delle cose (Mondadori) che, a dodici anni dalla precedente raccolta, Giancarlo Pontiggia pubblica nella storica collana dello «Specchio», e si vuol dire qui, solo in accenno, del necessario tempo di elaborazione e sedimentazione di una delle voci oggi più importanti e originali della poesia italiana. L’architettura del volume, con un titolo che conduce subito alla sua densa tessitura di pensiero, è complessa, strutturata per sezioni omogenee ad articolare uno svolgimento tematico che si vuole aperto e libero nella riflessione. Convivono in esso il rigore, talora impietoso, delle domande con il fascino delle immagini, la nudità del dettato e la potenza fantastica, il profondo radicamento in un clima filosofico che è della grande fioritura ellenistica e Continua a leggere →

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POESIE A MEZZ’ARIA DI LUCIO ZINNA

POESIE A MEZZ’ARIA DI LUCIO ZINNA

Quali potranno mai essere le «molte cose che, shakespearianamente, possono trovarsi “tra terra e cielo”», come, un po’ didatticamente e un po’ maliziosamente, dice, spiegando il titolo della raccolta Poesie a mezz’aria (LietoColle), la breve nota introduttiva dell’autore? È come se, con questo avvertimento e dopo ben tre esergo, Lucio Zinna si compiacesse di ritardare l’affido dei versi alla lettura diretta, trattenendo il lettore per la giacca sulla soglia del percorso interno, consegnandogli delle chiavi e invitandolo a disporsi con adeguato stato d’animo alla visita. Ci sembra, già questo, un momento rivelatore del rapporto – attivo e non meramente ricettivo – che Lucio Zinna Continua a leggere →

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LA NECESSITA’ DEL RACCONTO IN ANTONIO SPAGNUOLO

LA NECESSITA’ DEL RACCONTO IN ANTONIO SPAGNUOLO

Nell’ultima raccolta, Non ritorni (Robin), Antonio Spagnuolo perviene a una chiarità del discorso letterario, a una effabilità eloquente, a una dicibilità effusiva e sincera, che privilegiano la comunicatività e la dialogicità, sebbene si riscontrino numerose complesse ardite soluzioni sperimentali, che ostentano ancora l’attenzione per l’espressività, per la simbolicità, per la cripticità, per la ricerca astratta, polisemantica, d’avanguardia. Spagnuolo è poeta del laboratorio, instancabile operatore della parola, sempre sottoposta a una serie di rivolgimenti, trasformazioni, incisioni, poeta di “ultra e di transavanguardia”, che “azzera il linguaggio di semantemi inusitati e di altre imprevedibilità”, (così scrive Mario Pomilio nell’introduzione a Candida, una delle prime raccolte), poiché mira Continua a leggere →

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TRA SOGNO E MEMORIA CON GIAN CITTON

TRA SOGNO E MEMORIA CON GIAN CITTON

Il fascino della poesia di Gian Citton risiede in primo luogo nella scrittura che la plasma e in quella incantata freschezza del linguaggio dialettale feltrino che rinnova nel miracolo ogni volta la trasparenza aurea delle cose antiche della vita e del mondo che si tramandano rinnovandosi di generazione in generazione. In questo suo nuovo libro La chanson de Medzatèra (Book Editore) Gian Citton si fa interprete di tale cristallina leggerezza, nelle tre parti che lo compongono. La fervida immaginazione, la gentilezza e la sorridente ironia, tra sogno e memoria, fanno Continua a leggere →

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LE IMMAGINI DELL’ARIA DI GIULIANA PIOVESAN

LE IMMAGINI DELL’ARIA DI GIULIANA PIOVESAN

In esergo a questa raccolta, Le immagini dell’aria (Biblioteca dei Leoni), Giuliana Piovesan pone uno dei più celebri endecasillabi di Giuseppe Ungaretti: “D’altri diluvi una colomba ascolto”. Se leggiamo tale citazione in combinata con il titolo possiamo già tirare le fila delle linee che conducono l’autrice nella propria poetica. Gli “altri diluvi”, che nel testo ungarettiano del 1925, possono essere considerati i drammi della prima guerra mondiale o, secondo alcuni, i diluvi primordiali, per Giuliana Piovesan configurano un passato atavico e come tale leggendario, proveniente o posto in altra dimensione. La “colomba”, il segno rivelatore, evocativo, che soltanto l’individuo che sa ascoltare può Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ARCELLI

Ilde Arcelli

CREATURE

Sale ai ginocchi l’erba 

maculata dell’inverno 

mentre sotto la crosta 

già striscia marzo 

e l’oscura forza che affatica

la terra: lì crepita il bulbo,

si ramifica in figli 

che nasceranno deboli 

come quelli umani. 

Perduto nei millenni il cielo 

— il cielo che ogni cosa 

fa piccola quaggiù — 

solo la terra ha voce 

le sue creature storte 

un po’ contuse dentro: eppure 

qualcosa canta piano — adesso —

nel cuore che sa

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L’INQUIETO VIVERE DI MARGHERITA GUIDACCI

L’INQUIETO VIVERE DI MARGHERITA GUIDACCI

Il canto dell’inquieto vivere trova non comuni accenti di sofferenza e di passione in tutta l’opera di Margherita Guidacci e, in particolare, in libri come Paglia e polvere o Neurosuite o L’altare di Isenheim e in particolare nell’ultimo, Il buio e lo splendore (Garzanti). La dimensione dell’ignoto si configura, nell’immagine, come passo che si avvicina dietro le spalle, e ha la cornice di un cielo deserto e di una terra che ha ripudiato la misura del tempo (nell’evidenza esemplare della successione di testi di “Terra senza orologi”). La verifica di una decomposizione dell’uomo, oltre a trarre gli indizi dai dati della cronaca quotidiana, si evidenzia nell’accentuazione (fino all’ansia, dai risvolti perfino patologici) della speranza che giunga infine il messaggero ad annunziare la soluzione, a portare la Continua a leggere →

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CANZONIERE D’AMORE DI ANTONIO DONADIO

CANZONIERE D’AMORE DI ANTONIO DONADIO

I canzonieri d’amore sono ricorrenti nella grande tradizione della poesia italiana sia di singoli autori e sia antologici, ma questo di Antonio Donadio (che è anche curatore di Versi d’amore – 100 poesie d’amore di poeti Italiani del Novecento, Edizioni San Paolo), Un’amore con l’apostrofo (Book Editore, 2008) esce dalla norma, ha qualcosa di antico e di nuovo, un piglio deciso, un timbro secco, un tono aulico smorzato da una suadente musica. Tutto nasce da una illuminazione suggerita da Rimbaud, uno scatto felice che accende la storia in un rapporto fuori dalle consuetudini e lo rende attuale e vivo come mai. La donna non è più né angelo, né soltanto amante passionale e quasi succube del partner, ma parte attiva di un uno che ormai è inscindibile e sa trovare le certezze oltre la sfera Continua a leggere →

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IL DIALETTO DI ERNESTO CALZAVARA

IL DIALETTO DI ERNESTO CALZAVARA

Ernesto Calzavara è uno dei casi più interessanti ed emblematici di una certa evoluzione intellettuale del dialetto. Un suo titolo Come se – Infralogie (All’Insegna del Pesce d’Oro, con la prefazione di Cesare Segre, adesso in Raccolte Poetiche, Università Ca’ Foscari) è esemplare di quel gioco interlinguistico e infradialettale che caratterizza una poesia che fa ampio ricorso alle tecniche dissociative e fonosimboliche dell’avanguardia e sperimenta le possibilità offerte dalla mescolanza delle lingue (italiano, veneto, francese e latino), dentro un ampio spettro di sfumature dell’ironia. Quella di Ernesto Calzavara è una poesia il cui linguaggio è esposto all’interferenza creativa, con l’effetto Continua a leggere →

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‘TRASLOCHI’ DI FRANCA ALAIMO

‘TRASLOCHI’ DI FRANCA ALAIMO

Limpidità della parola poetica e compiutezza espressiva, mai disgiunte da una profonda armonia, sono state da sempre le virtù primarie della poesia di Franca Alaimo, che parla con immediatezza al lettore, in maniera fresca e convincente. Ciò può dirsi anche per questo suo nuovo libro di versi, Traslochi (LietoColle), nel quale ella ci viene incontro con tutta la sua vibrante umanità, per rivelarci i suoi più segreti sentimenti. È, questa che Franca Alaimo ci dà, una poesia-racconto, nella quale ella narra i suoi giorni con estrema sincerità e freschezza, ma anche con un’attenta elaborazione formale, che emerge ovunque dal suo verso libero, dall’andamento sicuro e ricco di immagini Continua a leggere →