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LE IMMAGINI DELL’ARIA DI GIULIANA PIOVESAN

LE IMMAGINI DELL’ARIA DI GIULIANA PIOVESAN

In esergo a questa raccolta, Le immagini dell’aria (Biblioteca dei Leoni), Giuliana Piovesan pone uno dei più celebri endecasillabi di Giuseppe Ungaretti: “D’altri diluvi una colomba ascolto”. Se leggiamo tale citazione in combinata con il titolo possiamo già tirare le fila delle linee che conducono l’autrice nella propria poetica. Gli “altri diluvi”, che nel testo ungarettiano del 1925, possono essere considerati i drammi della prima guerra mondiale o, secondo alcuni, i diluvi primordiali, per Giuliana Piovesan configurano un passato atavico e come tale leggendario, proveniente o posto in altra dimensione. La “colomba”, il segno rivelatore, evocativo, che soltanto l’individuo che sa ascoltare può cogliere, se diamo credito al titolo scelto da Giuliana Piovesan diviene anch’esso rarefatto, comunque rilevato in controluce. Quindi una dimensione ulteriore, non ultraterrena per quanto lontana, una velatura diffusa e ciò che resta nello sguardo, profilo dai contorni sfumati. Evitare la dimensione solida, illudere la legge di gravità, è questo il segreto della poesia? Giuliana Piovesan non formula risposte certe, ma senza dubbio offre una via ulteriore che, per quanto non confligga con la realtà, può superarne i tratti più aspri: “come quando, come se, come mai più.”. Non dobbiamo, tuttavia, pensare ad una fuga. Non è chi scrive (e chi legge) ad allontanarsi: “Siamo alla fine pronti: tu a partire, / ed io a restare […]”. Ad allontanarsi, dunque, o ad essere allontanato, è l’oggetto (o il soggetto) da cui scaturisce un’emozione che deve essere filtrata, resa impalpabile, fino a poter non essere più: “E piangere come potremo / per una storia che non è stata mai”. E allora la poesia, una volta proiettata la realtà in una dimensione eterea e per questo meno violenta sui destini umani, può anche essere la mano che recupera quella realtà, che la restituisce ingentilita. La poesia è un “votivo monile di carta”, che rende omaggio a quanto è stato e ne fa dono, perché non tradire il vero non significa da questo farsi soggiogare.

Ginevra Grisi

Literary.it

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