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CANZONIERE D’AMORE DI ANTONIO DONADIO

CANZONIERE D’AMORE DI ANTONIO DONADIO

I canzonieri d’amore sono ricorrenti nella grande tradizione della poesia italiana sia di singoli autori e sia antologici, ma questo di Antonio Donadio (che è anche curatore di Versi d’amore – 100 poesie d’amore di poeti Italiani del Novecento, Edizioni San Paolo), Un’amore con l’apostrofo (Book Editore, 2008) esce dalla norma, ha qualcosa di antico e di nuovo, un piglio deciso, un timbro secco, un tono aulico smorzato da una suadente musica. Tutto nasce da una illuminazione suggerita da Rimbaud, uno scatto felice che accende la storia in un rapporto fuori dalle consuetudini e lo rende attuale e vivo come mai. La donna non è più né angelo, né soltanto amante passionale e quasi succube del partner, ma parte attiva di un uno che ormai è inscindibile e sa trovare le certezze oltre la sfera delle divisioni e degli scontri: “E poi chiedesti gli occhi / al maggio fattosi sogno: e sempre e ancora / è maggio”. Non è stato mai facile all’uomo riconoscere un ruolo paritetico alla donna, anche quando il suo amore è stato ardente e duraturo. Qui invece si sente qualcosa di diverso, direi più che il riconoscimento una presa d’atto delle qualità muliebri. Ma non è questo il motivo per cui il libro s’impone e si fa leggere con trasporto, c’è in esso una solarità scoperta, una gioia sensuale senza veli ma anche un dolore del distacco che ha strascichi lunghi :” Non sai / né più ricordi lontana / lontani i tuoi aspri dolci denti / nel dirmi addio: ‘dài, facciamo l’amore ancora / se tu vuoi’. // E come non accettare di morire / ma soltanto un po’ più tardi / e solo?”.  Ecco, questo canzoniere si apprezza anche per la consapevolezza degli atti, dei gesti, del sentire profondo. Non ci sono le solite sfumature che provengono dalla lezione dei poeti del passato ma una reale sofferenza e una reale esaltazione dell’atto d’amore. Tutto ha risonanze antiche e nuove, ogni parola s’innesta al fluire dei giorni e l’amarezza si trasforma in ricordo nitido che dà nuova sostanza al vivere. Probabilmente l’essere anche autore di teatro ha insegnato ad Antonio Donadio la misura e quindi ogni verso è detto con una lenta sillabazione, quasi che le parole dovessero far sprigionare il calore dei baci e delle carezze. La donna dunque esce da Un’amore con l’apostrofo rigenerata e “ripulita” dalle scorie del passato e trova una dimensione finalmente di grande dignità e di parità e tutto questo attraverso parole che hanno la dolcezza di un fuoco che ha riverberi lontanissimi, nella lirica greca e nell’Antologia Palatina. Merito non di poco conto per un poeta che ha saputo coniugare gli echi della grecità e della latinità con la lezione del più maledetto dei poeti e con la sua sensibilità di meridionale ricco di sfumature e di accensioni sempre pronte a traghettare il sogno da una riva all’altra.

Dante Maffia

Polimnia

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