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ABELARDO ED ELOISA SECONDO ROBERTO DALL’OLIO

ABELARDO ED ELOISA SECONDO ROBERTO DALL’OLIO

“L’amore  è tutto ciò che si sa dell’amore”: questi due versi di Emily Dikinson che aprono il libro di Roberto Dall’Olio Tutto brucia tranne i fiori (Moretti e Vitali) sono il migliore dei modi per iniziare questo poema. I personaggi sono Abelardo ed Eloisa, e la persona parlante è sempre la donna. Abelardo, nato nel 1097, è un filosofo alla moda nella Parigi del XII secolo; nata nel 1100, Eloisa è una giovane colta che si innamora del maestro. Il poema si divide in capitoli, una ouverture e altre 11 stanze. Conclude il libro una nota dell’autore ed una postfazione di Edoardo Penoncini. Roberto Dall’Olio, bolognese, è docente di filosofia e storia al liceo Ariosto di Ferrara. La storia, naturalmente, è una storia d’amore, di grande ed intensissimo amore, e l’ambiente sono due monasteri dove i due protagonisti vivono la loro vita sconvolta dalle loro pulsioni che travolgono le loro anime ed i loro corpi frustrati e pregni dei loro desideri forti e in qualche modo schiavi della loro passione (“erno i suoi petali a fiorire / a volare a me / col profumo / con l’essenza sua proprio / sua / lui / era lui che abbaiava / le nostre celle / addensate di preghiera / di notti insonni”). La loro furia amorosa costringe i due amanti ad una vita senza respiro con l’ansia mai sopita del trovarsi, senza altro desiderio che stringersi negli amplessi che il grande amore pretende. Il racconto detto con l’ansia del verso corto, a volte cortissimo rende al lettore un ritmo veloce dove verbi ed aggettivi incalzano la storia come sprazzi impazienti sempre persuasivi, a volte ribattuti nel flusso del discorso. L’assenza di punteggiatura in tutto il racconto che Eloisa spinge con tutta la forza del suo amore e della sua quasi forsennata volontà di vivere questa sua passione, porta Roberto Dall’Olio a reinventare le vicende dei due amanti fino allo stremo delle possibilità inventive al massimo della loro sensibilità fisica e spirituale: “Gli occhi addosso/piantati nell’aria/stagna/del convento/gli occhi stracolmi/di bramosia bifolca/per me/la peccatrice/dal sangue blu/son occhi/infinitamente ciechi”. I brevi versi confermano l’ardore di Eloisa che insegue l’amato Abelardo nella sua ansia continua, incapace di reggerne la lontananza e di sopportare la clausura del suo stato di suora, obbligata dalla famiglia a questa sua prigionia, che a sua volta, lo stesso Abelardo deve sopportare. Naturalmente i parenti di lei sperano in una divisione dei due amanti costretti dalla loro condizione di “detenuti” (“tolta la libertà / divisa dentro  /spaccata fuori / perso Pierre / versata in una cella / sperando che io muoia / senza più chiamare / nel sonno il mio amore”). Abelardo ed Eloisa furono e sono la coppia più tormentata della nostra storia. Il loro amore senza prospettiva se non quella di viverlo nelle lacrime e nel dolore delle loro tormentate anime è l’effige del tormento continuo, dell’impossibilità di donare e ricevere l’uno con l’altra quel trasporto che unisce due nature così colme d’amore da non poter vivere se non profondamente congiunte. Roberto Dall’Olio ha trovato nella forma del poema, scritto con l’ansia dei suoi incalzanti versi colmati della furia espressiva del suo dettato, la formula appropriata della stessa furia che ha accompagnato la dolorosa vita dei due amanti.

Arnaldo Ederle

L’Arena

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