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GLI ‘ULTIMI’ DI FABIO GRIMALDI

GLI ‘ULTIMI’ DI FABIO GRIMALDI

Fabio Grimaldi trascrive in versi l’esodo tragico dei migranti, fenomeno massivo negli ultimi anni, utilizzando ora versi narrativi ora lirici dalla forte figurazione e dall’intensa espressività. Gazzella (LietoColle) inizia in medias res, con un luogo di guerra e con un vecchio padre che spinge il figlio a fuggire; sicchè si succedono pagine di adii, di viaggi, di attese disumane. In questi step narrativi l’autore ha cura di cristallizzare il sentimento di precarietà dei profughi per l’abbandono degli affetti («Basta un … album… a lenire la nostalgia?») e per le incertezze del futuro («Dover andare… sarà come un migrare di rondini»). Fabio Grimaldi, con realismo struggente, raggruma immagini Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA MONTALE

Eugenio Montale

XENIA

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due

noi siamo una sola cosa.

 

 

 

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LA MAGIA DEL NON LUOGO IN ROBERTO PAZZI

LA MAGIA DEL NON LUOGO IN ROBERTO PAZZI

Erano dieci anni che Roberto Pazzi ci lasciava senza le sue poesie, un tempo impensabile nelle tempistiche contemporanee, eppure il tempo giusto secondo l’esempio dei grandi del passato. Il tempo giusto per una riflessione lenta sulle cose, e l’attesa che esse compiano su di noi i necessari cambiamenti. Così arriva, dopo una vita da romanziere e numerose presenze al premio Campiello, allo Strega, al Viareggio e altro, “Felicità di perdersi, Poesie 1998- 2012”, pubblicate da Barbera Editore. E per noi la felicità di perdersi leggendolo. Perché è così: ci prende per mano, con una lingua seducente e piana, e ci conduce a giro nei tempi, per stazioni deserte, fermate di autobus, sul greto del Po. E dopo tanto girare ci accorgiamo che siamo sempre lì dove lui è, a Ferrara. La città deserta e abitata dai Continua a leggere →

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STILE E MISTERO IN PAOLO FEBBRARO

STILE E MISTERO IN PAOLO FEBBRARO

Forse la poesia è un essere altrove. Scriverla è prendere il volo, librarsi sulle cose, immergersi nell’acqua invernale fino a toccare il fondo. Il mondo deve avere confini più remoti di quanto si crede. Gli elementi sono quattro o forse più e altrettanti sono i mondi in cui si divide il mondo, tutti da esplorare, siano storia e natura, mito o cronaca. Ricorro un po’ inconsultamente a queste immagini per spiegarmi lo stile misterioso, nella sua determinazione e limpidezza, nel quale un naturale bisogno di poesia prende corpo in Paolo Febbraro, forzando i perimetri di ogni oggetto percepibile e pensabile. Febbraro ha un modo tutto suo, civile, razionale, selvatico per eccesso di onestà, di smontare gli scenari quotidiani e scavalcare a oltranza ciò che comunemente è oggetto di fede cieca. Come si vede in ogni poesia, verso e frase di questo suo ultimo libro, Fuori per l’inverno (Nottetempo), i versi invadono ogni semplice atto di pensiero, mentre il pensare non lascia in pace i versi, se ne impossessa, li strazia  e rimodella, inventando senza sforzo apparente la più straniata e straniante musica di parole che si può leggere oggi nella poesia Continua a leggere →

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LA POESIA DI MATTEO BIANCHI

LA POESIA DI MATTEO BIANCHI

La poesia di Matteo Bianchi, scegliendo nel folto dei discorsi quotidiani nella raccolta  La metà del letto (Lorenzo Barbera Editore), dà rilievo di immagini e irripetibilità alla presa di posizione dell’uomo nei confronti di se stesso e del mondo. Per cui la disposizione etica ha spazio lirico e il suo atteggiamento morale ha misura di canto, in queste pagine rastremate e tanto più intense nella loro concentrazione. La capacità immaginativa ne è il motore: un’energia intellettuale capace di trasfigurare da immagine a immagine in un vorticoso susseguirsi di riferimenti culturali e di ricordi, di figure e di dati del presente. Tutti elementi che contribuiscono in ogni caso in modo decisivo a disegnare un “insieme”, universo immaginario, dentro al quale si evidenzia la riconoscibilità generazionale dei trentenni, senza per altro assurgere a nessun tipo di presunzione e rimanendo anzi con i piedi ben piantati per terra dentro il nostro Continua a leggere →

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I “RICORDI DI ALZHEIMER” DI ALBERTO BERTONI

I “RICORDI DI ALZHEIMER” DI ALBERTO BERTONI

A me, che non sono un critico e nemmeno un poeta, la poesia di Alberto Bertoni ha dato soprattutto il senso di una incredibile fisicità, e ovviamente si può parlare per i suoi scritti di profondità, umanità, coinvolgimento conscio e inconscio che afferra il lettore e lo tiene incollato alla pagina. Questi Ricordi di Alzheimer  (Book Editore,  terza edizione) descrivono il rapporto del poeta con il padre malato e prossimo a scomparire, fino alla conclusione che apre il libro: “Commiato”. Si tratta della vicenda dolorosa, tragica, di una famiglia modenese, di una vicenda come tante, che in quanto tale, cioè come frammento biografico, “importa poco o pochissimo”, secondo l’opinione dell’autore; quante famiglie, quanti documenti, quante riflessioni psicologiche o psichiatriche accompagnano la malattia! “Se questo stesso libretto – scrive Alberto Bertoni – giunge ora alla sua terza edizione, fatto raro e singolare per un testo Continua a leggere →