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‘LA VALLE DEL PENSIERO’ DI FRANCO DIONESALVI

‘LA VALLE DEL PENSIERO’ DI FRANCO DIONESALVI

La poesia di Franco Dionesalvi procede con passo agile e sicuro in The Valley of Thought, “La valle del pensiero” (Gradiva Publications). Il volumetto di carattere antologico, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Gradiva Publications, che da anni ha il merito di far conoscere testi significativi della poesia italiana anche in traduzione, presenta componimenti tratti da cinque raccolte di Dionesalvi e proposti qui nell’originale e nella traduzione in inglese di Catia Mele. Di questa valle Franco Dionesalvi attraversa sentieri, contempla sorgenti che scaturiscono dalla roccia, a ritmo di danza oltrepassa ruscelli, individua le impronte di chi ha preceduto, sosta a raccogliere rocce e foglie, segni silenziosi di presenze, cerca e scova nomi per sogni e per fenomeni, per visioni che si materializzano e per manifestazioni che hanno il potere di evocare mondi. È una poesia che respira ed emana classicità, questa, una classicità che va intesa in senso finalmente ampio, senza nessun prefisso vetero-, senza contrapposizioni artefatte e fuorvianti: nella ricerca costante degli “universali” della poesia, vale a dire dell’idioma schietto e diretto, e pur sempre complesso e profondo dei luoghi dell’umano riconoscersi e del riconoscersi umani, i versi di Dionesalvi additano le fonti alle quali si sono abbeverati; sono sì fonti molteplici, che disegnano archi audaci – almeno da Dante a Mario Luzi passando per Allen Ginsberg − e reti ampie, ma lo stile che li caratterizza denota il movimento spedito di chi ha trovato il proprio dettato, la propria voce, vivendo e cercando, leggendo e ascoltando. Il pensiero di questa valle, la valle del pensiero, appunto, esplorata e da esplorare,  si rivela come ricerca della parola, è logos, è tensione feconda all’unità di pensiero e linguaggio. Tensione, aspirazione, che si concretizzano in un dettato poetico che alterna forme libere a metri della tradizione poetica italiana resi con cadenza e melodia esperte. La traduzione di Catia Mele coglie e interpreta la vocazione all’unità di pensiero ed eloquio, esaltando a sua volta la musicalità della lingua inglese. Ci sono passaggi che ne danno testimonianza evidente. Penso, in particolare, alla coppia di endecasillabi che conclude la lirica Ombre chiare, «Una forma più vaga di penombra / si irrugiada alle bocche dei cespugli», resa da Catia Mele con il distico, fortemente suggestivo, «A vaguer shape of shadow / turns dewy on the shrubs’ lips». La poesia di Franco Dionesalvi ha una sua voce ferma, chiara, senza sbavature e rimbombi, senza birignao e circonvoluzioni a vuoto e sa, soprattutto, intercettare e riportare le voci degli altri. Con “altri” intendo soprattutto i piccoli del mondo – si pensi al titolo di una raccolta di Dionesalvi, della quale compaiono qui alcune poesie, L’esistenza dei piccoli animali – così come coloro che ci hanno preceduto, che sono già dall’altra parte, gli amati lari con i quali il dialogo si proietta, dal presente vivissimo, in duplice direzione, verso il passato e verso l’incontro futuro. Centrale a questo riguardo è la poesia Dettaglio, nella quale la cura della parola, la sollecitudine per la parola è tutt’uno con il ricordo e con la prefigurazione del rivedersi «dall’altra parte»; non solo: il canto allungato «ad arte» delle parole è impronta e memoria della persona. L’esercizio della memoria può essere, ed è senz’altro nella poesia di Franco Dionesalvi, arte dello sguardo, timoniere di un cuore che non indugia a carezzare il sé, anche se di un sé bambino si tratta, ma si muove, curioso, da volto a volto, come recita la lirica Volti: «Mi scorgo in uno di quei volti e vezzi / il terzo da sinistra, quello biondo. / E pure, sarà forse il far del tempo, / a lui non tengo più che agli altri, / ma ora a questo ora a quello il corpo muovo». La rievocazione affettuosa di rituali dell’infanzia si fa solenne e lieve, a scongiurare buio e pesantezza. Il rimpianto c’è, si avverte, ma si percepisce, d’altro canto, che proprio nella poesia è avvenuto il passaggio del testimone, che La cerimonia delle scarpe, replicata a ogni primavera, si rinnova nella creazione poetica, e allora nulla sarà stato vano: «Ad una ad una le impacchettavi / dopo averle a lungo spolverate / bimba era la spola da te a me / le porgeva in punta della scala. / […] / Tu poi aprivi tutte le finestre / lasciavi uscire / l’aria dell’inverno». Quando canta l’amore, Franco Dionesalvi sa dosare l’impeto del trasporto, l’anelito a una rinascita, la speranza di rifondare, rinominandolo, il mondo, con una salutare ironia, insieme terrena e alata: «Io e te partoriremo un’altra isola / che non sarà di terra ma di vento / faremo marameo alle guardie svizzere / spolvereremo i grappoli di maggio» (Un’altra isola). Il capovolgimento ironico è contagioso. Chi legge, divertendosi, riflette: «Giungimi amore mio vienimi in fax / vedrò le tue sembianze a poco a poco / la pelle tua in carta bianca e rosa, / smagrita e stinta vienimi mio amore» (Giungimi amore mio vienimi in fax). Lo scanzonato richiamo ai fiabeschi stivali dalle sette leghe ne Le scarpe («Ho un paio di scarpe nuove / corrono ch’è un piacere. / E come corrono! / stento a tenergli dietro»), il divertito sovvertimento della scala di valori, lo smascheramento giocoso dei totem quotidiani che si esprime al meglio ne La lettera («Postino, tu non porti più le lettere, hai la borsa piena di depliant, / di distinte di studi di avvocati, di bollette del canone e del gas. / Orsù, svuota nel fiume la tua sacca») rivela un fondo serissimo e va affiancato, senza alcun rischio di forzature, alla visione, sovversiva e ri-creante, dunque a una dimensione che attraversa e oltrepassa quella meramente ricreativa, che è la dimensione di Quando andrete a perquisire le valli. Non è tanto di agognare l’età dell’oro perduta che si tratta nella poesia di Franco Dionesalvi, quanto piuttosto, nella “valle del pensiero” che conosce le lacrime e, nella martellante allitterazione, i “sensi torbidi e tumori”, di affermare un futuro vicinissimo: sì, «Da oggi, la terra sarà degli amanti».

 

Anna Maria Curci

Poetarum Silva

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