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LA BAMBINA DI RENZIA D’INCÀ

LA BAMBINA DI RENZIA D’INCÀ

L’ultimo libro di versi di Renzia D’Incà, Bambina con draghi (Biblioteca dei Leoni), sta ricevendo l’attenzione di non pochi critici. Avendo personalmente partecipato a recenti presentazioni di questa opera, mi occorre di notare che ci siano tre possibili distinti tipi di approcci o punti di vista/lettura che alla fine risultano complementari: uno riguarda la tematica “femminile”, l’orgoglio e la fierezza di una donna che esplora anche con ironia la spesso drammatica condizione psicologica e umana del mondo-donna di oggi anche nella nostra società. L’altro approccio è una inesausta indagine sulla psiche, nella infinita gamma delle situazioni, condizioni, trappole, che soprattutto la famiglia d’origine (col dualismo fratello maggiore/padre) e la vita di coppia possono presentare: si deve osservare come pochi testi come i suoi scandaglino la dimensione psicanalitica del vissuto contemporaneo femminile con tanta sorprendente profondità. (…) A me interesserebbe tuttavia delineare un terzo approccio, più formale e stilistico, perché illumina ogni meandro di queste tematiche profonde e complesse: non è questione di estetismi, di disquisizioni formali. Il fatto è che il mondo vulcanico  che Renzia D’Incà lascia affiorare in linee di lava ustionanti e a volte perfino sconvolgenti non avrebbe quasi  modo di resistere con efficacia sulla pagina se non grazie a risorse metriche, di rima, di figure, di consumata perizia letteraria: si raffredderebbero subito, fino forse a perdere valore, e invece la forma in quella lava si modella e diviene godibile, leggibile, quasi da mandare a memoria, tanto icastica e capace di incidersi nell’orecchio musicale del lettore. (…) Fra i maestri che sembrano ormai più attuali per Renzia D’Incà, potrebbe esserci Caproni: questi può spiegare, ad esempio, quel suo rifarsi non alla linea dotta della poesia italiana, ma al candore (che è di Caproni) dei primitivi del nostro medioevo, quello della magia ancestrale della parola vergine da ogni adattamento letterario. E poi con l’ultimo Caproni si spella quasi la singola parola viva, se ne sezionano i piani fonici e semantici in una recondita filosofia, mettendoli in parallelo, contrapponendoli, richiamandoli: si legge ne La poesia: “forse è suono denso di suono / ch’aggroviglia ci lacera e scuote / parola suonata dal significante / parola errante narrante / impresso reticolo di segni / fucina di eventi arcani / impalpabili eccedenti /  indecodificabili reminiscenti”. (…) Si tratta di un universo diaristico immaginario, visionario, non si sa chi e con chi parli, varie figure si sovrappongono e si scambiano di posto. Tentazione auto-analitica, ha detto una volta Luigi Blasucci maestro di intere generazioni di letterati a Pisa. Perfetto, ben detto, tentazione: perché l’arte è solo in qualche modalità o qualche misura da valutare come auto-analisi. E quella di Renzia D’Incà, è certo dedita a un vertiginoso scandaglio del profondo: ma si tratta appunto di un dono e di un lavoro letterario.

Lorenzo Greco

Dialoghi Mediterranei

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