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I VERSI INCIVILI DI ENNIO CAVALLI

 

I VERSI INCIVILI DI ENNIO CAVALLI

 

Ennio Cavalli è un poeta che per mestiere ha svolto il giornalismo nel servizio pubblico. È partito dalle cronache per arrivare ai versi, ma conservando la presa sull’attualità. Non ispeziona il suo ombelico, ma le ulcere del nostro tempo.
“Quando l’inciviltà domina il campo, la poesia si fa incivile, sibilo di frecce concentrato”. Così spiega il titolo del suo libro di versi: ”Poesie incivili 2004-2017” (Nino Aragno Editore). Crede nel rimedio omeopatico della parola caustica che svaria tra ironia e invettiva.
Scrive che l’immaginazione è al potere perché il potere “schiva le leggi e ne calza di nuove come guanti di gomma per non lasciare impronte”.
La sua poesia incivile gli aumenta le difese immunitarie verso le contraffazioni, per resistere meglio alle intemperie delle menzogne pubbliche, dei bollettini ufficiali. Si augura che i suoi versi siano presidio sanitario per chi legge.
Il suo scritto d’ingresso al libro “Concerto per le truppe”, è il manifesto di chi vuole essere “bastone tra le ruote, inciampo, scandalo, rompicapo, controcanto”. Manca la parola sabotaggio, che le riassume. Poi chiede: “Perché tanti poeti, scrittori e intellettuali oggi tacciono? Tacere è una forma di ricettazione”.
Per tentativo di risposta: mi sono fatto l’idea che lo scrittore, dal punto di vista merceologico, è uno che vende le sue pagine sperando di allargare la clientela. Perché dovrebbe guastarsene una parte prendendo posizione e compromettendosi per qualche causa incerta? Se glielo si chiede direttamente, risponde che la questione è complessa e non è ancora giunto a una conclusione.
Lo scrittore in genere si astiene. L’astenia è un disturbo, ma nel suo caso è una moderazione.
Vorrebbe sbottare ogni tanto, ma si contiene.
Per i poeti non saprei. Il mercato dei versi è così esiguo, da non rischiare tracolli. Non vivono di proventi dei loro versi i poeti, neanche Ennio Cavalli.
In una poesia affronta una questione delicata: “Il coraggio è una tortura / se gli altri non l’hanno”.
Non ho la stessa impressione. Il coraggio non c’entra in questioni di impegno civile. C’entra una infiammazione della coscienza, che non permette di restare inerti. La coscienza riguarda la salute.
Chi la silenzia, si ammala.

Erri De Luca

Fondazione De Luca

 

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