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FABIO SCOTTO “IN AMORE”

FABIO SCOTTO “IN AMORE”

 

Il 2016 è stato un anno fecondo per Fabio Scotto, che, dopo il pluripremiato La nudità del vestito (Nuova Editrice Magenta, 2016), ha pubblicato per il fiorentino Passigli In amore, un libro poderoso di 145 pagine che trova nel titolo, in quell’essere ‘dentro l’amore’, la sua ragione di scrittura. È lo stesso Scotto ad avvisare il lettore, nella sintetica nota che chiude il volume, delle modalità di composizione di questo libro: «la raccolta è iniziata anni fa, era il giugno del 2011, come un ampio flusso poematico apparentemente senza argomento e scritto a spasmi; mi piaceva l’idea di lasciare correre liberamente la penna come una deriva di pensiero e memoria, ancorandola a minime epifanie, a emozioni fugaci, in un’erranza totale, non per questo ‘automatica’, nel senso riduttivo e meccanico dato al termine dai surrealisti. Poi, dopo varie interruzioni, la materia è andata poco a poco coagulandosi, da un iniziale impulso ‘civile’ di dolente indignazione, attorno a nuclei affettivi meno indefiniti, alla ricerca di una possibile tessitura che ne legasse il senso, o la non ragione». Effettivamente il libro sembra agglutinarsi  attorno alla materia amorosa, in maniera scomposta, per salti e scosse, senza un filo temporale che guidi il lettore nello svolgersi dei versi. Questa modalità colpisce soprattutto ove si pensi che In amore reca in sé una carica narrativa – prima ancora che emozionale e poetica – un’urgenza di dire, di svelare, di raccontare l’amore che ha finalità umane e personali, oltre che letterarie. Ecco, allora, che Fabio Scotto, ancora prima di mettere a sistema il portato emozionale delle vicende che si sciolgono nel libro, vuole gettare il lettore in luoghi, situazioni, frammenti di racconti, dialoghi, passioni, come all’interno di un flusso, nel quale la comunicazione e il suo impatto si mischiano, in versi spezzati, senza punteggiatura, senza separazioni di senso: «quella sera che sei andata dalla Madonnina/ nella chiesa vuota/ di notte/ la luna sulla testa/ descrivevi/ serena/ Io qui solo/ nel dopocena/ taccio/ il cuore in tempesta// “Stasera vado a balla a Ostia/ latino-americano/ Domattina palestra/ nel pomeriggio prego/ A sera cucio un golfino/ mentre cuoce la pastina/ Troppe cose insieme/ la mia vita è un casino”// “Lo psicologo lo pago/ con le fragole dell’orto/ di mamma/ Dormo poco/ faccio incubi/ nonostante la tisana/ L’amore con te mi è piaciuto/ L’amore è un diritto/ che fai nel week-end?/ Meglio con te a Firenze/ che con quel farabutto”// Invano ho atteso/ che Firenze arrivasse/ Invece d’improvviso/ settimane di silenzi/ Stai nel tuo dolore/ o con chissà chi altro/ Non mi parli più/ non rispondi più/ Piove sopra il vetro/ (quasi arreso)». Il testo appena riportato è esemplare della modalità di scrittura di questo libro: nelle strofe di mezzo il poeta sembra trascrivere frammenti di dialogo o pezzi di messaggi di testo, inserendoli correttamente fra virgolette e aderendo al punto di vista dell’altra, senza operare alcun intervento letterario palese, mentre nella prima e nell’ultima strofa il punto di vista ritorna su di sé, in un funzione quasi didascalica, relativa alle conseguenze psichiche di quanto trascritto. Il risultato è straniante, teatrale, enfatizzato da un continuo cambio di registri e di linguaggi che si mischiano e interagiscono chimicamente fino a creare un’amalgama. In questa tensione alla narrazione, il libro crea se stesso e ricrea il sentimento dal quale la poesia è nata. Per fare questo Scotto adotta la forma-sequenza, una serie di testi che si inanellano gli uni dietro gli altri e rimangono collegati dalla dimensione del racconto, interna alla sequenza. In questo modo il portato emotivo è messo a sistema nell’impianto narrativo della sequenza, mentre le sequenze proseguono le une dietro le altre, attraverso una numerazione che ne indica la progressione. La forma è duttile, nella lunghezza come nella lingua, consente a Scotto di raccontare in versi mutando registro rapidamente: a un frammento lirico segue un pezzo di dialogo nel quale il realismo del linguaggio si va riempiendo di quotidianità e di termini propri dell’eros se non della pornografia, pieni di crudezza ed aggressività: «Le parole che mi scrivi di notte/ strisce di luce sul display del cellulare/ galleggiano come bolle argentee sul nero/ sogni forse pieni di me/ (o della mia assenza)// […]// “Cercasi maschio vigoroso e dolce/ eroticamente versatile/ per notti di follia/ (purché non in casa mia)”» Fabio Scotto preferisce legarsi alla realtà, piuttosto che sublimarla nella lirica, tiene conto che la poesia nasce nei messaggi che brillano di blu degli schermi dei cellulari la notte, nelle conversazioni strappate al telefono, negli annunci e nei post su internet. Scotto, che è abile e versatile, distilla e amalgama, ricostruisce in versi l’amore dall’interno – una prospettiva che emerge fin dal titolo- spesso abbandonandosi al desiderio, alla voglia, a un corpo che chiede e dona. L’intero fronte dell’amore è esplorato, dal suo nascere e fiorire, fino alla sua parte patologica, alla gelosia, alla paura, all’abbandono. Il libro assume così la dimensione del grande affresco: essere in amore vuol dire tenersi in equilibro sul crinale di un’umanità dolente, sempre messa a rischio dalla paura e dalla gelosia, ma allo stesso tempo mossa dalla potenza, a volte istintiva e animale, del sentimento e del corpo che da questo viene acceso fino ad abbandonarsi al desiderio. Questo libro, però, non è solo amore e passione. Fabio Scotto regala anche versi di intensità umana, civile e politica. Si vedano le composizioni Ora più di adesso e il «poemetto per voci e coro», come viene definito dallo stesso autore, il cui titolo Lamento per Aylan Kurdi, tre anni, ricorda la foto del bambino curdo siriano, annegato mentre cercava di attraversare con i genitori il Mediterraneo verso la Grecia, ritrovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Quest’ultimo poemetto, in particolare, si carica di una tensione da tragedia greca, non solo per l’evidente struttura dialogica e sacrale, ma per quel registro alto, quasi classico e sacrale che Scotto utilizza anche per l’ultima sezione Altre, oltre, che raccoglie testi di argomento diverso, anche civile. In amore rivela un poeta profondo nel pensiero e versatile nel linguaggio, mostrando una vitalità umana tutt’altro che scontata nel panorama poetico contemporaneo.

 

Luca Benassi

 

Almanacco Il punto della poesia italiana

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